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Terzo Settore ProPal finanzia Hamas
lo dicono le Forze dell'Ordine
MILANO
News, in collaborazione con TheObservatory.it Agenzia di Stampa
Giornalistica dell'OSSERVATORIO sulla GIUSTIZIA. Approfondimento
sulla Breaking News di oggi: oltre 7 milioni di euro inviati dal
territorio italiano ad Hamas.
Vi
siete mai chiesti dove vanno a finire quei “rivoli” finanziari da
voi disposti con delle “scelte automatiche”? Ad es., quando vi si
propone di scegliere l'opzione del 5 per Mille nella dichiarazione
dei redditi, controllate oppure no la regolarità delle operazioni
poste in essere dalla Onlus a cui affidare i vostri soldi? Ebbene
ora, dopo numerose segnalazioni effettuate da privati cittadini e
anche da esponenti politici, la Guardia di Finanza in collaborazione
con altre Forze dell'Ordine ha scoperto il diretto collegamento tra
il crow funding dei ProPal con le organizzazioni terroristiche
islamiche. Il problema non è soltanto di carattere demografico ma
anche burocratico amministrativo. Mi spiego meglio. Quanti di voi
conoscono la variegata normativa sugli enti del terzo settore? Cioè
gli enti autorizzati dalle leggi vigenti sul territorio italiano a
raccogliere fondi di privati cittadini a fini di “beneficenza”?
Di più. Quanti di voi, al di là dei dati ISTAT sulla demografia, si
sono mai fermati al semaforo a guardare le origini etniche di chi
attraversa la strada? (fotocopertina: su 13 persone che attraversano
ben 11 sono di origine islamica). Detto ciò, a fronte di tutte le
considerazioni burocratico amministrative sulla regolarità oppure no
delle transazioni di beneficenza, ci si dovrà chiedere come la polis
territoriale (e non parliamo soltanto del Sindaco Sala) vorrà
gestire la permanenza di una popolazione che non si integra di fatto
agli usi e alle tradizioni italiane. Il Senatore Riccardo De Corato
definisce la Milano di oggi una sorta di Casbah senza controllo. Il
Generale Vannacci parla, in via continuativa, della necessità
improrogabile di porre in essere una remigrazione per ritornare ad
una vivibilità democratica e pacifica delle nostre città, Milano in
primis. Qui di seguito pubblichiamo il comunicato di oggi di De
Corato:
«Desidero
esprimere un sentito ringraziamento alla DIGOS di Genova, alla
Guardia di Finanza e alla magistratura per l’operazione che –
secondo quanto riportato dagli organi di stampa – ha portato a nove
arresti e ha ricostruito presunti flussi di denaro per circa sette
milioni di euro, raccolti tramite società di beneficenza e
destinati, stando all’impianto investigativo, a Hamas. Tra gli
arrestati anche Mohammed Hannoun di cui da tempo avevamo denunciato
pericolosità. Se quanto contestato dovesse trovare conferme nelle
successive fasi giudiziarie, ci troveremmo davanti a un quadro
gravissimo: la solidarietà e le raccolte umanitarie non possono e
non devono mai diventare una copertura per il finanziamento del
terrorismo. Per questo è necessario alzare il livello di attenzione
e garantire controlli rigorosi e tracciabilità su ogni circuito di
raccolta fondi, a tutela dei cittadini che donano in buona fede e
delle stesse cause umanitarie, che non vanno strumentalizzate. Alla
luce di quanto emerso, annuncio inoltre la volontà di presentare
un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno affinché
verifichi con la massima priorità l’eventuale presenza di
infiltrazioni terroristiche nei cortei pro-Palestina e nelle raccolte
fondi per la Palestina, e affinché siano adottate tutte le
iniziative necessarie per prevenire e contrastare qualunque tentativo
di condizionamento da parte di Hamas o di gruppi jihadisti. I fatti
odierni dimostrano anche un altro punto che da tempo segnaliamo:
quando si parla di apertura di nuove moschee e luoghi di culto, serve
il massimo livello di controllo e trasparenza, in stretta
collaborazione con prefetture e questure, affinché nessuno spazio
possa essere trasformato in centro di propaganda, radicalizzazione o
reclutamento terroristico. Ribadisco un punto essenziale: contrastare
il terrorismo significa colpire reti, finanziamenti e responsabilità
individuali, nel pieno rispetto della libertà di manifestare e di
culto, ma senza zone grigie e senza ambiguità. La sicurezza
nazionale e la legalità vengono prima di tutto».
AGGIORNAMENTO:
per correttezza pubblichiamo integralmente il comunicato stampa
ufficiale della DIGOS che parla non di 7 ma di circa 8 milioni di
euro
Facebook
29.12.25 comunicato ufficiale Polizia di Stato: «Colpita
la rete italiana di Hamas con l'operazione antiterrorismo "Domino"
dei poliziotti della DIGOS e
dei militari della Guardia
di Finanza di
Genova. Nove persone sono state arrestate perché accusate di far
parte e di avere finanziato, attraverso delle associazioni benefiche
di solidarietà col popolo palestinese, il movimento terroristico
della resistenza islamica».
Terrorismo:
colpita rete italiana di Hamas, 9 arresti
e
sequestri per 8
milioni
di euro

«Al
termine dell’operazione “Domino”, nove persone sono state
arrestate dai poliziotti della Digos in raccordo con la Direzione
centrale della Polizia di prevenzione e dai militari della Guardia di
finanza di Genova perché accusate di fare parte e di avere
finanziato, attraverso delle associazioni benefiche di solidarietà
col popolo palestinese, l’organizzazione terroristica Hamas, il
movimento della resistenza islamica. L’indagine,
coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo
(Dda) di Genova, ha preso il via subito dopo l’attacco terroristico
attribuito ad Hamas compiuto il 7 ottobre 2023,
grazie
ad impulso della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo,
partendo dall’analisi di una serie di segnalazioni per operazioni
finanziarie sospette individuate prima del 7 ottobre 2023,
riguardanti alcuni degli indagati. Gli indagati sono accusati in
particolare di aver effettuato operazioni di finanziamento che si
ritiene abbiano contribuito alle attività terroristiche, per un
ammontare di circa sette milioni di euro. Tra gli arrestati,
definiti dagli investigatori membri del comparto estero
dell'organizzazione terroristica Hamas, anche il leader della cellula
italiana terroristica, nonché i referenti e i componenti di alcune
filiali presenti sul territorio italiano. Altri tre indagati sono
accusati di concorso esterno dell’associazione con finalità di
terrorismo. Oltre all'esecuzione delle misure cautelari, è stato
effettuato anche il sequestro di beni per un valore complessivo di
circa otto
milioni di euro.
L’attività investigativa, nata dall’analisi di segnalazioni di
operazioni finanziarie sospette, si è sviluppata grazie a scambi
informativi anche con le autorità dei Paesi Bassi e di altri Paesi
dell’Unione europea (svoltisi anche nell’ambito di riunioni
organizzate da Eurojust). L’indagine ha svelato un complesso
sistema di raccolta fondi effettuato attraverso associazioni
benefiche e di solidarietà col popolo palestinese, con sede a Genova
e filiali a Milano. Gli indagati raccoglievano donazioni destinate
alla popolazione civile di Gaza, tuttavia, è emerso che oltre il 71
per cento di questi fondi veniva dirottato nelle casse di Hamas per
finanziare l’ala militare, il sostentamento dei familiari di
attentatori suicidi o detenuti per terrorismo. È stato accertato che
alcuni indagati avevano legami con persone residenti in Turchia che
fungevano da ponte per il trasferimento dei contanti verso Gaza. Alla
Jihad e ai relativi ruoli e compiti degli indagati fanno apertamente
riferimento anche alcune conversazioni intercettate nelle quali si
esprimeva il compiacimento per le violenze commesse negli attentati,
mentre il rinvenimento di documenti nei server degli indagati mostra
l'addestramento militare di studenti e la celebrazione del
"martirio". Dalle stesse intercettazioni si percepisce
l’esistenza di una estesa rete
organizzata
a livello internazionale di soggetti/istituzioni impegnati nella
raccolta fondi, apparentemente da destinare a scopi benefici e a
sostegno della popolazione e della causa palestinesi. Uno dei
documenti rinvenuti illustra le attività “da’wa” (l’invito
al reclutamento di nuovi attivisti del movimento) che vanno da quelle
educative svolte nel settore studentesco a quelle legate al settore
militare e all’educazione sullo status di martiri e prigionieri».
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